Endless Spring esplora il tema della rinascita attraverso il linguaggio artistico, evocando la Primavera non solo come stagione, ma come una potente metafora di un nuovo inizio. È un invito a riflettere sul valore profondo che nasce dal prendersi cura del mondo che ci circonda, della nostra interiorità e del nostro stile di vita.

La Primavera diventa simbolo di una bellezza che non si consuma rapidamente, ma che si radica nei gesti consapevoli e nella cura dei dettagli. Gli artisti sono stati chiamati a raccontare una realtà che va oltre la superficie: una realtà che celebra una bellezza autentica, dalla scelta ponderata di ciò che ci circonda e dalla costruzione di un legame profondo con la natura e con noi stessi. In un mondo che spesso premia la velocità e l’effimero, Endless Spring propone una riflessione sulla necessità di abbracciare uno stile di vita lento.

Tra tonalità calde e vibranti, ogni opera d’arte diventa un invito a riscoprire la meraviglia che ci circonda, dai piccoli oggetti quotidiani alle persone che incontriamo, dai luoghi che attraversiamo fino agli spazi più intimi in cui viviamo. Endless Spring diventa così una celebrazione visiva della bellezza della Primavera, non solo come stagione naturale che irrompe nel ciclo delle stagioni, ma anche come un continuo stato d’animo. È una primavera che sboccia, non solo nei giardini, ma nel nostro modo di vivere, nel nostro impegno a creare un mondo più rispettoso e in armonia con ciò che ci circonda. Questa mostra invita a fermarsi e ad abbracciare il respiro lento e profondo della vita, scoprendo ogni giorno nuove sfumature di bellezza, di autenticità e di speranza.

La mostra a cielo aperto ti aspetta in Village fino al 1° ottobre.

Scopri le opere:

 

In Not HereCarla Sutera Sardo orchestra un’iconografia sospesa tra sogno e realtà, dove il corpo femminile si dissolve nell’organico, abbracciando la dimensione della metamorfosi. Figure anonime si muovono in scenari mediterranei, il volto celato da elementi simbolici: corolle monumentali, grappoli d’uva, foglie taglienti di agavi. L’identità si smaterializza nel paesaggio, evocando un senso di appartenenza primordiale alla terra e alla natura. Non è una fuga dal corpo, ma un ritorno all’essenza, una simbiosi con il paesaggio che diventa quasi rito ancestrale. La Sicilia è presenza silenziosa ma imprescindibile. Il suo cielo terso, la luce abbacinante, le dune sabbiose e le scogliere calcaree si intrecciano ai corpi in una danza arcaica e senza tempo. La natura non è solo sfondo, ma radice e memoria, un richiamo ancestrale a un femminile che è terra, linfa, ciclo continuo di nascita e trasformazione. Qui, l’isola non è semplice luogo geografico, ma simbolo di un’energia materica, capace di assorbire e restituire storie.

Il vento, il sole, la ruvidità delle rocce diventano elementi che scolpiscono i corpi e li rendono parte integrante di un equilibrio naturale in costante mutamento: i corpi, privati del volto, diventano essenze mutevoli, germogli di una primavera che si rinnova incessantemente, incarnando la forza generativa della Sicilia stessa. Se Endless Spring celebra la continuità della rinascita, Not Here incarna questo principio con una poetica che dissolve la rigidità del confine tra essere umano e natura. Il femminile qui non è oggetto di sguardo, ma forza viva, materia che si mescola alla terra, in un eterno fiorire che è insieme celebrazione e interrogazione sul rapporto tra corpo e luogo, tra identità e paesaggio.

 

 

 

Nel lavoro Blooming Within di Valeria Ciardulli, l’Intelligenza Artificiale diventa uno strumento di espansione visiva, capace di tradurre l’immaginazione in immagini di straordinaria intensità poetica. Le sue opere esplorano la fusione tra corpo umano e natura, creando una dimensione sospesa tra realtà e sogno, in cui l’elemento floreale si appropria dello spazio fisico, riplasmandolo in una nuova sintesi visiva. Ciò che colpisce è la perfetta armonia tra figura e ambiente, tra materia organica e costruzione artificiale: i corpi non subiscono passivamente la metamorfosi, ma la abitano, la incarnano. La natura non è solo ornamento o sfondo, ma diviene un’estensione dell’identità, un simbolo di rinascita e connessione con un mondo senza tempo.

Qui, il quotidiano si mescola al surreale: capelli che si trasformano in giardini, fiori intrecciati che diventano scarpe. Ogni cosa che viene sfiorata fiorisce, in piccole esplosioni di vita che trasformano il corpo e gli oggetti in elementi di un mondo altro. Il cielo terso, saturo e quasi iperreale, amplifica questa sospensione, trasportando lo spettatore in uno spazio mentale più che fisico, dove ogni elemento esiste al di fuori delle leggi della realtà fotografica tradizionale.
L’uso dell’AI non si limita a un esercizio di stile, ma apre interrogativi sulla percezione del reale e sul ruolo stesso della fotografia in un’epoca in cui il confine tra immagine costruita e documentazione si fa sempre più labile. Le immagini di Ciardulli non cercano di replicare il vero, ma di suggerire un nuovo possibile, un’estetica che si nutre di artificio per restituirci un’idea di natura inesauribile, ciclica, perennemente in fiore. 

 

 

 

All’interno della mostra collettiva Endless Spring, il progetto Tissues and Bones di Anne-Laure Etienne si manifesta come una sospensione carica di attesa. I corpi, avvolti in tessuti dai colori vibranti, sembrano raccogliersi in una dimensione intermedia, protetti in un bozzolo che li separa dal mondo esterno. Il rosso, il blu, il giallo non esplodono, ma pulsano, trattenendo l’energia di un movimento che ancora non si compie. C’è un senso di raccoglimento, di protezione, come se ogni piega del tessuto fosse un confine tra ciò che è e ciò che sarà. Le immagini di Etienne non raccontano la fioritura, ma il tempo che la precede: un momento in cui la vita è concentrata in sé stessa, in cui la trasformazione è già in corso ma ancora invisibile. Il corpo, immerso nel colore, diventa una forma essenziale, quasi astratta, un elemento in equilibrio tra presenza e dissolvenza. I tessuti avvolgono, separano, cullano. Sono riparo, pelle aggiunta, spazio sicuro prima dell’inevitabile schiudersi. Inoltre, tutti i tessuti utilizzati da Anne-Laure negli scatti sono realizzati artigianalmente da artisti locali del sud della Francia, creando un legame profondo con la qualità e l’attenzione ai dettagli che caratterizzano Endless Spring. Questa scelta non solo valorizza l’unicità del gesto artistico, ma si allinea con la filosofia di Torino Outlet Village, che pone al centro del suo spazio espositivo la qualità e l’autenticità dei prodotti che ospita. Le superfici lisce e leggere delle stoffe si muovono appena, come membrane sottili che respirano insieme ai corpi che contengono, mentre il colore satura l’immagine di una tensione trattenuta. C’è qualcosa di intimo e misterioso in questa attesa, un senso di raccoglimento che non è immobilità ma lenta trasformazione. In Endless Spring, Tissues and Bones è un respiro trattenuto, il silenzio prima del suono, un’ intermittenza tra immobilità e metamorfosi. È la primavera quando ancora è solo possibilità, quando tutto è pronto ma niente si è ancora rivelato.

 

 

All’interno di Endless Spring, le immagini di Tatiana Cardellicchio ci trasportano in un giardino segreto dove la bellezza non è mai solo superficie, ma una forza che trasforma. La sua ricerca ci invita a un incontro silenzioso tra l’umano e il naturale, dove i confini tra corpo e natura si dissolvono in un abbraccio sensoriale. La dittatura dei petali di Cardellicchio diventa, così, una riflessione poetica sulla bellezza che avanza come una primavera senza fine, un ciclo che si rinnova e ci avvolge senza prepotenza, ma con una forza dolce e potente al tempo stesso. Ogni petalo che si posiziona delicatamente sulle forme umane sembra raccontare di una bellezza che non schiaccia, ma avvolge, un’estetica che non impone, ma invita a riscoprire un equilibrio perduto. I volti scompaiono sotto l’incanto floreale, come se l’identità stessa fosse un riflesso di una natura che si rinnova continuamente, che non esige possesso ma semplicemente offre la sua perfezione in silenzio.

Tatiana ci regala uno spazio dove il confine tra l’umano e il naturale si dissolve, dove il corpo si fonde con il fiore, diventando un’unica figura fragile e potente al tempo stesso. La fotografia diventa, così, non solo strumento ma atto di contemplazione, di resa dolce e senza forzature, dove l’individuo non è schiacciato dalla bellezza, ma si ridefinisce in essa, in un respiro comune che accomuna l’essere umano e la terra. In un mondo in cui l’immagine è spesso un peso, queste fotografie ci parlano di una leggerezza nuova, una bellezza che non pretende, ma che semplicemente esiste, invitandoci a fermarci, ad ascoltare il silenzio di un fiore che ci parla di equilibrio, di connessione e di una bellezza che nasce, ogni giorno, dalla natura stessa.

 






Cancellazione profilo
Ti abbiamo inviato una email con le istruzioni.